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Scrivere la Tesi con ChatGPT: 5 Consigli per non Farti Scoprire

Ormai molti, troppi studenti usano ChatGPT per scrivere la tesi di Laurea (sia nelle università tradizionali come la Bocconi e Luiss che in quelle telematiche come Pegaso, Unitelma Sapienza, Uninettuno e Mercatorum), ma pochi sanno cosa rischiano davvero se il relatore si accorge che interi capitoli sono stati generati da una intelligenza artificiale e presentati come propri: dalla richiesta di riscrivere tutto fino ai provvedimenti disciplinari previsti dai regolamenti di ateneo.

Molte università italiane hanno pubblicato linee guida sull’uso dell’IA: in genere l’uso è ammesso solo se concordato con il docente e dichiarato nella tesi, mentre consegnare come proprio un testo scritto da ChatGPT è trattato come una violazione dell’integrità accademica, come accade per il plagio.

E come per il plagio, molte università usano software antiplagio che oggi includono anche un indicatore di testo scritto da una IA (per esempio Turnitin e Compilatio). Non sono infallibili, ma una segnalazione nel report basta a far partire le domande del relatore.

Anche se qualcuno ci crede, gli umanizzatori di testo AI non funzionano: cambiano qualche parola in automatico, ma lasciano gli stessi contenuti generici, gli stessi errori e spesso uno stile ancora riconoscibile. Per questo esiste un servizio professionale per umanizzare il testo AI per la Tesi, fatto a mano da tutor esperti e senza usare l’intelligenza artificiale.

Ma come ogni strumento, l’intelligenza artificiale non va demonizzata ma solo usata bene.

In questa guida trovi i rischi reali, cosa controllano le università, cosa dicono le loro regole e i nostri 5 consigli per usare ChatGPT al meglio, senza rischi inutili e anzi migliorando davvero la qualità della tua tesi.

Cosa succede se scrivo la tesi con ChatGPT?

Se usi un chatbot come ChatGPT (o Gemini, Claude, Copilot) per generare parti della tesi e le copi senza rielaborarle, i rischi concreti sono quattro.

1. Errori e dati inventati

ChatGPT scrive testi convincenti, ma può inventare dati, autori e studi che non esistono: è il fenomeno delle cosiddette “allucinazioni”. In una prova pubblicata dalla Macquarie University, 5 riferimenti bibliografici su 6 generati da ChatGPT erano falsi. Il tuo docente conosce la materia e la bibliografia: una citazione inesistente è il primo campanello d’allarme.

2. Informazioni non aggiornate

Ogni modello è allenato su dati raccolti fino a una certa data. Se la tesi parla di norme, ricerche o fatti recenti, l’IA può risponderti lo stesso con sicurezza ma con informazioni vecchie o sbagliate, se non le fornisci tu le fonti aggiornate.

3. Testo generico e senza ragionamento

Un testo generato tende a ripetere gli stessi concetti con parole diverse, a usare paragrafi tutti uguali e a restare in superficie. Una tesi richiede invece ricerca, analisi critica e ragionamento personale: è proprio quello che il relatore valuta.

4. Segnalazione nei controlli e sanzioni

Se il report del software segnala parti “probabilmente generate” o il docente nota incongruenze, puoi dover riscrivere i capitoli, rinviare la laurea o, nei casi più gravi, affrontare un procedimento disciplinare secondo il regolamento del tuo ateneo.

Le università possono scoprire se hai usato ChatGPT?

Sì, possono accorgersene, ma non con la certezza che spesso si legge online. Ecco come funziona il rilevamento in modo corretto:

  • I software antiplagio utilizzati dalle università come Compilatio e Turnitin affiancano al controllo delle copie un indicatore che stima quanta parte del testo potrebbe essere stato scritto da una IA.
  • È una stima, non una prova. La stessa Turnitin, nella sua documentazione, spiega che il modello può classificare per errore testi scritti da persone e che il risultato non deve essere l’unica base per decidere contro uno studente. OpenAI, l’azienda di ChatGPT, ha ritirato nel 2023 il proprio rilevatore per la bassa accuratezza.
  • Il controllo più efficace resta il docente. Citazioni che non esistono, uno stile diverso dai capitoli precedenti o domande a cui non sai rispondere in discussione sono segnali che un relatore nota anche senza software.

In pratica, contare sul fatto che “tanto il rilevatore sbaglia” è una pessima strategia, perché il risultato del software è solo uno degli elementi che il docente universitario valuta.

Si può usare l’IA per la tesi? Cosa dicono le università

Non esiste una regola unica nazionale: ogni ateneo ha i suoi regolamenti e spesso conta anche cosa decide il singolo relatore. Le linee guida sugli elaborati finali pubblicate finora hanno però alcuni punti in comune:

  • Trasparenza: l’Università di Bologna, ad esempio, chiede di dichiarare l’uso sostanziale dell’IA generativa, indicando strumento, periodo, modalità d’uso e capitoli coinvolti.
  • Accordo con il relatore: diversi atenei chiedono di concordare l’uso dell’IA con il docente prima di iniziare.
  • Responsabilità personale: devi saper distinguere il tuo contributo da quello generato e spiegare come hai usato lo strumento.

Abbiamo raccolto le regole dei principali atenei nella pagina sull’uso dell’IA nelle università italiane. Prima di utilizzare l’IA controlla comunque il regolamento tesi del tuo corso e, se hai dubbi o trovi ambiguità, chiedi al relatore un feedback esplicito: è il modo più semplice per non avere problemi.

Come usare ChatGPT per la tesi in modo lecito

Per sfruttare l’IA senza rischi devi usarla correttamente: questa tecnologia in continua evoluzione è un nuovo strumento che può aiutarti a studiare e organizzarti meglio. Anche nella versione gratuita, ChatGPT può essere utile per:

  • suggerire argomenti e possibili domande di ricerca da discutere con il relatore;
  • proporre idee per i titoli dei capitoli e una prima scaletta;
  • spiegarti in parole semplici un concetto difficile mentre studi;
  • riassumere i tuoi appunti o un PDF che hai già letto, per ripassare;
  • suggerire libri e parole chiave da cercare su Google Scholar o in biblioteca, da verificare sempre;
  • controllare refusi e punteggiatura di un testo che hai scritto tu.

Quello che non dovresti fare è copiare nella tesi testi generati, citazioni non verificate o dati che non sai da dove vengono. Ecco i nostri 5 consigli pratici.

1. Non fare copia / incolla: espandi e riscrivi!

Puoi chiedere a ChatGPT di creare delle bozze su un argomento che già conosci, facendogli domande molto specifiche. Ma quando ricevi il testo non devi fare copia – incolla nella tesi: devi assolutamente rileggerlo bene, riscriverlo con le tue parole, aggiungere esempi concreti, fonti reali e riflessioni personali. In questo modo la versione finale della tesi sarà un testo nuovo, che integra le informazioni raccolte dalla IA con le tue conoscenze e considerazioni sulla materia.

2. Verifica sempre il testo finale con un Programma Antiplagio

Anche se hai riscritto completamente il testo iniziale fatto da ChatGPT, per non rischiare che venga identificato come plagio dai controlli della tua università è meglio controllarlo tu stesso prima di inviarlo al professore. Le università italiane usano programmi antiplagio come Turnitin e Compilatio, che di solito non sono disponibili agli studenti, ma esistono altri software professionali come PlagioScanner e Zero Plagio che controllano anche l’uso di IA nella tesi. Il loro risultato non coincide per forza con quello dell’università, ma ti indica le parti a rischio da rivedere prima della consegna.

3. Seleziona e fornisci le tue fonti verificate

Quando chiedi a ChatGPT di scriverti la bozza di un capitolo, forniscigli tu le fonti da cui prendere le informazioni: link di siti web affidabili, documenti in PDF o anche i tuoi appunti che hai riscritto su un file Word. In questo modo riduci il rischio di informazioni sbagliate, visto che le attuali intelligenze artificiali ancora fanno errori gravi e inventano dati inesistenti: controlla comunque ogni dato e ogni citazione sulla fonte originale, perché se non conosci bene l’argomento rischi di fondare la tua tesi su contenuti sbagliati che il tuo professore può facilmente scoprire.

4. Evita lo stile artificiale

Un testo creato da ChatGPT ha uno stile riconoscibile: un ritmo regolare delle frasi, la scelta di parole inusuali, una simile struttura dei paragrafi, molti elenchi puntati e formule ripetute come “inoltre”, “in particolare”, “in sintesi”. Questo “linguaggio artificiale” viene notato dai software ma anche dal tuo professore, che conosce il tuo modo di scrivere. È quindi importante scrivere con la tua voce: taglia le frasi troppo lunghe, cambia le parole che non useresti mai con quelle che usi davvero, collega i paragrafi con il tuo ragionamento invece di ripetere la stessa struttura.

5. Comprendi bene l’argomento

La tesi di Laurea è un lavoro che ti serve per conoscere a fondo l’argomento di cui tratta, poiché sarà proprio l’argomento su cui ti faranno delle domande durante la sessione di Laurea. Se lasci fare tutto a ChatGPT senza preoccuparti di aver compreso quello che ha scritto, rischi problemi gravi durante la discussione della tesi. Devi essere sempre in grado di spiegare bene a voce quello che inserisci nella tesi, e se hai qualche dubbio sui contenuti scritti dalla IA è importante fare una ricerca specifica per chiarirti le idee prima di consegnare la tesi.

Hai già usato ChatGPT nella tesi? Cosa puoi fare

Se hai già inserito parti scritte dall’IA, non serve farsi prendere dal panico. Rileggi i capitoli e segna i passaggi che non sapresti spiegare, verifica una per una citazioni e dati, poi riscrivi quelle parti con le tue parole e il tuo ragionamento. Se ti manca il tempo o non sai da dove partire, i nostri tutor possono aiutarti a completare la revisione con una consulenza personale, seguendoti su CETU Manager, la nostra piattaforma riservata: il nostro lavoro è fatto da persone, non usiamo l’intelligenza artificiale.

Domande frequenti sulla tesi con ChatGPT

È vietato scrivere la tesi di laurea con ChatGPT?

Dipende dal regolamento del tuo ateneo e dal relatore. In generale usare l’IA come supporto (idee, scaletta, revisione) è sempre più accettato se lo dichiari; presentare come tuo un testo generato non lo è.

Il relatore può accorgersi che ho usato ChatGPT?

Sì. Oltre all’indicatore IA dei software antiplagio, il relatore nota citazioni inesistenti, cambi di stile e risposte incerte durante i colloqui o la discussione.

I rilevatori di IA sono affidabili al 100%?

No. Gli stessi produttori spiegano che il risultato è una stima e può contenere errori, anche su testi scritti da persone. Per questo conta soprattutto la qualità del tuo lavoro.

Devo dichiarare l’uso dell’IA nella tesi?

Se il tuo ateneo lo prevede, sì: di solito si indicano lo strumento, la versione, come l’hai usato e in quali capitoli. Chiedi al relatore il formato preferito.

Qual è la migliore IA per scrivere una tesi?

Nessuna IA può scrivere la tua tesi al posto tuo in modo affidabile. ChatGPT, Gemini o altri tool di intelligenza artificiale possono aiutarti a studiare e organizzare il lavoro, ma fonti, analisi e stesura devono restare tue.

Team Cetu usa l’intelligenza artificiale?

No. I nostri tutor lavorano a mano su ogni testo, anche quando si tratta di umanizzare parti scritte da uno studente con l’IA.

Con il passare degli anni ChatGPT sarà uno strumento sempre più normalizzato nelle università, ma questo non significa smettere di ragionare: anzi, proprio grazie all’aiuto delle IA hai la possibilità di avere più tempo per pensare a un argomento, riducendo invece quelle attività meno stimolanti (come la creazione delle bozze da fonti che hai già letto).

Se hai qualche dubbio sull’uso di Chat GPT nella tua tesi di Laurea puoi scriverci un messaggio: saremo felici di darti aiuto e supporto con la nostra esperienza e gentilezza.

Ricorda sempre che chiedere aiuto è un tuo diritto

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