Cosa scrivere, quando scriverla e un esempio di introduzione tesi da seguire
In breve: l’introduzione presenta l’argomento, spiega perché lo hai scelto, dichiara gli obiettivi e il metodo e anticipa come è organizzata la tesi. È la pagina che orienta il lettore prima del primo capitolo.
Per te, da studente, ha uno scopo molto concreto: far capire alla commissione di laurea che lavoro hai svolto e perché vale. Spesso solo il relatore legge tutta la tesi dall’inizio alla fine. Gli altri componenti della commissione leggono soprattutto alcune parti: come ricorda la guida alla stesura della tesi dell’Università di Siena, introduzione e conclusioni sono probabilmente le prime parti a essere lette.
Una buona introduzione serve anche a chiunque legga la tesi in futuro: indica gli argomenti trattati, le domande di partenza e i risultati, e invoglia a leggere il resto del lavoro.
Un’introduzione completa risponde a sei domande, di solito in questo ordine:
Qui sotto trovi cosa scrivere in ogni parte, con un esempio di introduzione tesi su un unico argomento: l’impatto dei social network sui giovani.
Descrivi brevemente di cosa parla la tesi, quali discipline include, informazioni utili a inquadrare la questione di cui parli anche per chi non è esperto del settore. Puoi catturare l’attenzione del lettore con un’apertura coinvolgente, ad esempio inserendo un aneddoto, una citazione o un dato statistico.
“Negli ultimi due decenni i social network hanno trasformato il modo in cui le persone comunicano, si informano e si relazionano. Piattaforme come Facebook, Instagram, TikTok e Snapchat sono diventate uno strumento quotidiano, soprattutto per i più giovani. Questo fenomeno ha aperto nuove opportunità di interazione, ma ha posto anche diverse sfide.
Uno studio particolarmente citato, pubblicato nel 2019 su JAMA Psychiatry, ha seguito 6.595 adolescenti statunitensi tra i 12 e i 15 anni. I ragazzi che passavano più di tre ore al giorno sui social presentavano un rischio più alto di problemi internalizzanti, come ansia e sintomi depressivi, rispetto a chi non li usava.
Le piattaforme, basate su algoritmi che premiano visibilità e interazioni (like, commenti, condivisioni), creano una sorta di competizione implicita tra gli utenti. La “popolarità” online può diventare una misura di status sociale e spingere i giovani a conformarsi a modelli e aspettative per ottenere approvazione.
Come sviluppo nella mia tesi, uno degli aspetti più critici è l’effetto dei social sulla percezione di sé. I profili mostrano una versione idealizzata della vita: si pubblicano soprattutto i momenti positivi, e il confronto con gli altri diventa quasi inevitabile.
L’esposizione continua a vite apparentemente perfette può generare insoddisfazione personale, senso di inadeguatezza, bassa autostima e ansia. Il tema è ancora più delicato in un’età in cui l’identità è in costruzione e l’approvazione dei pari conta moltissimo.”
Spiega i motivi che ti hanno spinto ad approfondire l’argomento e perché è importante in campo accademico, sociale, etico o economico. Bastano poche righe: la motivazione personale è utile se aiuta a capire il lavoro.
“Ho scelto di concentrarmi sull’impatto dei social network sui giovani perché ritengo che questo tema sia di cruciale importanza per comprendere le dinamiche sociali e psicologiche che caratterizzano le nuove generazioni. Viviamo in un’epoca in cui le interazioni digitali hanno preso il sopravvento su molte delle forme tradizionali di socializzazione, e i social media sono diventati uno spazio privilegiato in cui i giovani costruiscono la propria identità e le proprie relazioni. Essendo io stesso parte di questa generazione, ho osservato direttamente come i social network influenzino profondamente l’autopercezione e il benessere di molti coetanei. Questi strumenti, che offrono straordinarie opportunità di connessione e scambio, presentano però anche numerose insidie, come l’ansia da prestazione, la comparazione sociale e la dipendenza. Ho voluto dunque approfondire questo argomento per comprendere meglio sia i benefici che i rischi associati a queste piattaforme e per contribuire a un dibattito che riguarda non solo il presente, ma anche il futuro della socialità e del benessere psicologico delle future generazioni.”
È la parte più importante. Scrivi con chiarezza l’obiettivo e, se puoi, una o più domande di ricerca: le conclusioni della tesi dovranno rispondere proprio a queste domande.
“L’obiettivo della mia tesi è quello di esaminare in modo approfondito l’impatto dei social network sui giovani, concentrandomi sia sulle dinamiche sociali all’interno delle piattaforme che sulle conseguenze sull’autopercezione e il benessere psicologico. Ho cercato di comprendere come i giovani navigano tra le opportunità e i rischi che i social media offrono, e quali strategie possono essere adottate per mitigare gli effetti negativi.
In particolare con la mia tesi ho provato a rispondere alle seguenti domande:
- In che modo l’uso quotidiano dei social network influenza l’autopercezione e l’autostima dei giovani?
- Quali dinamiche sociali emergono sui social network che possono portare a fenomeni di esclusione sociale, cyberbullismo o comparazione sociale?
- Quali strategie educative e di prevenzione potrebbero essere efficaci nel promuovere un uso più consapevole e salutare dei social network tra i giovani?
- In che modo le piattaforme social e i loro algoritmi potrebbero essere regolamentati o migliorati per ridurre l’impatto negativo sul benessere sociale e psicologico dei giovani.
Presenta la struttura della tesi: una o due frasi per ogni capitolo, dal primo capitolo all’ultimo, così il lettore sa cosa troverà e in che ordine. Non serve ripetere l’indice: spiega il filo logico che lega i capitoli.
Nel primo capitolo “Introduzione al Fenomeno dei Social Network” ho presentato l’evoluzione dei social network, il loro ruolo nella società moderna e la loro crescente importanza tra le giovani generazioni, definendo il focus della tesi. Nel secondo capitolo “Le Dinamiche Sociali nel Mondo Digitale” ho analizzato le interazioni e le relazioni tra i giovani sui social network, con particolare attenzione alla costruzione dell’identità, alla comparazione sociale e all’influenza della visibilità online. Nel terzo capitolo “L’Impatto sull’Auto-percezione dei Giovani” ho esplorato il modo in cui i social media influenzano l’autostima, l’immagine di sé e la percezione del proprio valore, attraverso il confronto costante con modelli di vita idealizzati. Nel quarto capitolo “Social Network e Benessere Psicologico” ho portato esempi e studi delle conseguenze psicologiche dell’uso dei social network, analizzando fenomeni come l’ansia, la depressione e il senso di inadeguatezza causati dalla pressione sociale digitale. Nel quinto capitolo “Il Ruolo del Cyberbullismo e dell’Esclusione Sociale” ho esaminato le dinamiche di cyberbullismo e dei fenomeni di esclusione sociale all’interno delle piattaforme, con un focus sugli effetti emotivi e psicologici nei giovani. Nel sesto capitolo “Dipendenze Digitali: FOMO e l’Utilizzo Compulsivo dei Social” ho analizzato le dipendenze digitali, inclusa la “Fear of Missing Out” (FOMO) e l’uso compulsivo dei social network, e come queste influenzino le abitudini e il benessere dei giovani. Nel settimo capitolo “Benefici dei Social Network: Connessione, Sostegno Sociale e Inclusività” ho valutato i lati positivi dei social media, tra cui il rafforzamento delle connessioni sociali, il supporto emotivo e la possibilità di creare comunità di interesse e inclusività. Nell’ottavo capitolo “Strategie di Prevenzione e Interventi Educativi” ho proposto delle strategie educative e iniziative per promuovere un uso consapevole e sano dei social network tra i giovani, coinvolgendo scuole, famiglie e piattaforme digitali. Nel nono capitolo “Il Ruolo delle Piattaforme Social: Responsabilità e Possibili Riforme” ho evidenziato come le piattaforme social potrebbero implementare regolamenti e cambiamenti tecnici per ridurre l’impatto negativo sul benessere psicologico degli utenti, con esempi di buone pratiche. Nell’ultimo capitolo “Conclusioni e Prospettive Future” ho esposto i risultati a cui sono arrivato, riflessioni sulle implicazioni future dell’uso dei social network per le nuove generazioni e suggerimenti per ulteriori ricerche o interventi a livello sociale e normativo.
Descrivi la metodologia: come hai raccolto e analizzato le informazioni. In una tesi compilativa parlerai soprattutto di fonti e di ricerca bibliografica; in una tesi sperimentale di questionari, interviste, esperimenti, casi di studio, l’analisi dei dati o collaborazioni con enti pubblici e privati.
“Per sviluppare la mia tesi ho utilizzato una combinazione di metodi di ricerca, sia quantitativi che qualitativi, per ottenere una visione completa del rapporto tra social network e benessere giovanile, tra cui la lettura di libri di esperti del settore, sondaggi quantitativi, ricerche in campo psicologico, l’analisi dei dati forniti dai Social Network e una stretta collaborazione con alcune scuole medie e superiori del territorio.”
Per finire l’introduzione della tesi puoi accennare a quali conclusioni sei arrivato dopo la tua ricerca, per dimostrare come il lavoro sia stato utile a raggiungere una maggiore consapevolezza dell’argomento, portare a proposte concrete o evidenze sostenute da dati scientifici.
Le conclusioni a cui sono arrivato alla fine della mia tesi sono di preoccupazione su come i social network abbiano un impatto rilevante sull’autostima e l’auto-percezione dei giovani, portando a evidenti aumenti dei sintomi di ansia, depressione e stress. Evidenzio tuttavia come più che il tempo trascorso online è il modo in cui i giovani utilizzano i social network a influire sul loro benessere. Una buona educazione e una maggiore consapevolezza sono strumenti fondamentali per mitigare gli effetti negativi dei social network: programmi educativi nelle scuole e campagne di sensibilizzazione possono aiutare i giovani a sviluppare un rapporto più equilibrato con le piattaforme digitali, gestendo meglio la pressione sociale e limitando l’uso compulsivo.
Dipende dalla disciplina e dal relatore. Le forme più usate sono tre: la forma impersonale («si è analizzato»), la prima persona plurale («abbiamo analizzato») e la prima persona singolare («ho analizzato»). Qualunque scegli, usala in modo coerente in tutta la tesi.
Diverse guide universitarie, come quella del tutorial per la tesi dell’Università della Basilicata, osservano che la prima persona rende più chiaro quale parte del lavoro è tua e quale viene dalla letteratura. È proprio il tuo contributo che la commissione valuta.
Scrivere in prima persona non significa attribuirti studi, esperimenti o risultati altrui: le opere che hai usato vanno sempre citate con l’autore originale. Nel dubbio, chiedi al relatore quale stile di scrittura preferisce.
Alla fine. Anche se nel file viene prima del primo capitolo, l’introduzione si scrive quando gli altri capitoli sono in versione definitiva. Lo indicano, per esempio, le linee guida per la tesi dell’Università del Salento («va scritta alla fine della stesura della tesi») e la guida dell’Università di Siena.
Il motivo è semplice: l’introduzione racconta ciò che hai fatto davvero, e finché la tesi non è finita le cose possono cambiare.
All’inizio puoi preparare una bozza di mezza pagina con argomento, obiettivi e scaletta: ti aiuta a restare concentrato durante la ricerca. Alla fine la confronti con il lavoro svolto e la riscrivi.
Di solito poche pagine, un po’ di più nelle tesi magistrali che in quelle triennali. Non esiste una regola valida per tutti: la guida dell’Università di Siena chiede di dare un’idea del contenuto, della struttura e del valore della tesi «in poche pagine».
Controlla sempre le linee guida della tua università o del tuo corso di laurea e chiedi al relatore. Un buon criterio: l’introduzione deve essere molto più breve di ogni capitolo, perché il suo compito è presentare, non approfondire.
Sono due testi in qualche modo simili tra loro, ma che hanno due obiettivi diversi:
Per consegnare la tesi di laurea alla tua università dovrai sempre preparare entrambi i testi (abstract + tesi) quindi non ti preoccupare se si somigliano in parte: è normale visto che parlano entrambi della tua tesi, anche se in modi e per scopi leggermente diversi.
L’esempio sopra è diviso in parti. Ecco invece una introduzione completa e breve (circa una pagina) per una tesi compilativa triennale. È un esempio inventato: usalo come modello, non da copiare.
«Negli ultimi anni il lavoro da remoto è passato da eccezione a pratica diffusa in molte aziende italiane. Questo cambiamento ha effetti sull’organizzazione, ma anche sul coinvolgimento delle persone.
Ho scelto questo tema perché, durante il tirocinio, ho visto da vicino le difficoltà di un team che lavorava quasi solo a distanza.
L’obiettivo della tesi è capire in che misura il lavoro a distanza influisce sul coinvolgimento dei collaboratori e quali pratiche di gestione possono sostenerlo.
Nel primo capitolo presento il quadro teorico sul coinvolgimento dei lavoratori. Nel secondo analizzo l’evoluzione del lavoro da remoto e le regole che lo disciplinano. Nel terzo confronto gli studi più recenti sul tema.
Dal punto di vista del metodo, la tesi si basa su un’analisi della letteratura scientifica e dei rapporti di enti di ricerca.
Il lavoro mostra che il coinvolgimento dipende meno dal luogo di lavoro e più dalla qualità della comunicazione e del rapporto con i responsabili.»
In sei paragrafi brevi ci sono tutte le parti: argomento, motivazione, obiettivo, struttura, metodo e risultati.
Le sei parti restano le stesse, ma il peso cambia in base al tipo di tesi.
| Parte | Tesi compilativa | Tesi sperimentale |
|---|---|---|
| Obiettivo | Ricostruire e confrontare ciò che dice la letteratura | Verificare un’ipotesi con dati raccolti da te |
| Metodo | Fonti consultate e criteri di scelta | Campione, strumenti (questionari, interviste, esperimenti) e analisi dei dati |
| Risultati | Sintesi critica e posizione personale | Principali risultati, anticipati in poche righe |
| Parola chiave | Quadro teorico | Domanda di ricerca e ipotesi |
| Parte | Esempio di frase |
|---|---|
| Argomento | «Il presente lavoro si occupa di…» / «Negli ultimi anni…» |
| Motivazione | «La scelta dell’argomento nasce da…» |
| Obiettivi | «L’obiettivo della tesi è…» / «La domanda a cui questa tesi vuole rispondere è…» |
| Struttura | «Il primo capitolo presenta… Il secondo capitolo analizza…» |
| Metodo | «Per rispondere a questa domanda ho utilizzato…» |
| Conclusioni | «Dall’analisi emerge che…» |
Prima di consegnare la tesi, rileggi insieme introduzione e conclusioni: a ogni domanda dell’introduzione deve corrispondere una risposta nelle conclusioni.
Sì, è una parte attesa: una o due frasi per capitolo bastano. Aiuta il lettore e mostra che il lavoro ha un ordine logico.
Non sempre. La premessa, quando c’è, è un breve testo personale o di contesto che precede l’introduzione. Molte tesi non la hanno: chiedi al relatore se è prevista nel tuo corso di laurea.
La struttura è la stessa. Nella tesi di laurea magistrale ci si aspetta di solito un obiettivo più preciso, una metodologia più dettagliata e un confronto più ampio con la letteratura.
Sì, ma con misura: un dato o una citazione possono servire per catturare l’attenzione del lettore, purché la fonte sia indicata come nel resto della tesi.
Dipende dal tipo di supporto che ti serve (revisione, consulenza o accompagnamento su tutta la tesi). Trovi tutte le informazioni nella pagina prezzi dell’aiuto tesi, oppure scopri come funziona la nostra consulenza per la stesura della tesi.
Approfondimenti dalle università sull’introduzione della tesi di laurea:
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